Ritratti: Evaristo Beccalossi, il “genio” dell’ Inter di Bersellini

Foto: Assocalciatori.it

Ritratti: fatti, fuoriclasse e storie raccontati da Claudio D'Aleo

Evaristo Beccalossi è nato a Brescia il 12 maggio del 1956. Alto 1,76, pesava 74 kg. Con l’Inter ha giocato dal 1978 al 1984, collezionando 216 presenze e segnando 30 reti. Con i “nerazzurri” ha vinto uno Scudetto nel 1979-80 e 2 Coppe Italia (1981-1982). In Nazionale non ha avuto molta fortuna. Tutti gli “ingressi” in “azzurro” gli furono “sbarrati” da Giancarlo Antognoni, l’allora Campione della Fiorentina per il quale Enzo Bearzot, allenatore della Nazionale italiana in quei tempi, stravedeva. Antognoni fu anche Campione del Mondo, sempre con gli “azzurri”, in Spagna, nel 1982. A proposito del  “Becca” annotiamo 4 presenze e 1 gol nella Nazionale Olimpica tra il 1976 e il 1980 e 3 presenze con zero gol nello stesso periodo con l’Under 21.

Beccalossi  va collocato, di diritto, nella categoria dei  “Filosofi” prestati al gioco del calcio. E’ stato certamente un grande Campione. Uno di quelli “veri”, impossibile da dimenticare. Lui faceva “tendenza”. In campo non “vedeva” il calcio come tutti gli altri. Per niente. Lui in campo “pensava”, “costruiva” e immaginava “azioni da gol” o passaggi “smarcanti” prima ancora di “concepirli”, di “tradurli” in realtà, di “materializzarli”. In sé coltivava un’idea del calcio tutta ”sua”, per certi versi “fantastica”. Il rettangolo di gioco era la sua “scrivania”, il pallone  la sua “penna”.  Romanzi interminabili e affascinanti “sgorgavano” dai suoi piedi. Come Socrate “sapeva di non sapere”. Come Eraclito amava farsi trascinare dalle sublimi maree del suo immaginare calcio. Giocava e deliziava le platee come uno “smemorato”. E’ stata la sua qualità migliore. Quella che lo ha portato a diventare uno dei più grandi Campioni del “suo” periodo. Evaristo si comportava in campo come uno “senza memoria”. Si “dimenticava” talmente in fretta di ogni gol segnato o di ogni passaggio “filtrante”  a beneficio dei suoi compagni che subito doveva farne un altro, doveva far segnare di nuovo qualcuno, doveva creare nuove azioni da rete o far gol egli stesso. Un “difetto”  che lo ha fatto diventare “immenso” e “indispensabile per la sua Inter e per il calcio italiano. Emulo di Eraclito” viveva il calcio come “acqua che scorreva”. Un fiume “dolce” di fantasie, di gioco “sublimato” e “racchiuso” in traiettorie “impossibili”o in “porzioni” inalienabili di creatività e genialità applicate al pallone.

Foto Getty Images

Beccalossi ha “precorso” in fretta tutti i tempi che poi avrebbero portato il “movimento pallonaro” nazionale e internazionale sulle tracce di un altro grandissimo Fuoriclasse. Quell’Andrea Pirlo, anche lui “passato” dall’Inter, a cui inconsciamente Beccalossi si ispirò rubandogli, prima ancora di conoscerlo e prima ancora che Pirlo diventasse il “Pirlo” che tutti quanto ricordiamo,  tutti i segreti di una freschezza pallonara rara e scritta nel DNA di ogni Fuoriclasse. Baricentro “basso”, dribbling ubriacante, movenze eleganti. Passaggi “smarcanti” lunghi e precisi. Astuto quanto bastava sotto rete.  Tocco di palla morbido e delicato, visione di gioco “superlativa”, Evaristo era molto difficile da “contenere”. La sua classe sopraffina, unita alla raffinatezza con cui produceva calcio, lo avevano reso un “incubo” per ogni difesa.

Il pallone racconta che dopo una “famosa” doppietta al Milan in occasione di un derby giocatosi il 28 ottobre del 1979 e vinto dall’Inter per 2 a 0, il “Becca” fece esplodere San Siro e pose le basi per il 12esimo Scudetto interista. Una doppietta particolare, di “destro”, lui che era tutto “sinistro”.A partita conclusa Beccalossi andò da Albertosi, l’allora portiere del Milan e gli disse serafico: “sono Evaristo, scusate se insisto”. Su questa frase i commenti in “letteratura” sportiva e non si sono sprecati. Il mito di Evaristo Beccalossi nacque in occasione di due partite con il Perugia. L’andata si giocò in terra umbra il 25 gennaio del 1981 (0-2 per l’Inter con doppietta di “Lele” Oriali) e il ritorno a San Siro il 17.05.1981 (3-1 per l’Inter con gol di Beccalossi e Altobelli). In quelle due partite tutta l’Italia ammirò il genio di Evaristo Beccalossi. Giocatore sublime, dotato di tocco magico, di classe sopraffina. Lui “incarnava” l’Inter in quel preciso contesto storico.


Foto 110.Inter.it

Eugenio Bersellini l’allenatore dell’Inter del dodicesimo Scudetto, stravedeva per Evaristo. Con Alessandro Altobelli il “Becca” formò una coppia di Campioni praticamente inimitabile. Beccalossi la “mente”, Altobelli il “braccio”. Inarrestabili. Bersellini allenò l’Inter dal 1977 al 1982 e con l’Inter nel 1980 vinse uno Scudetto “memorabile”. Bersellini “adorava” Beccalossi ma non ci mise molto a farsi comprendere dal quel talentuoso “centrocampista” così tanto “naif” e “restio” ad accettare determinate regole. Certo fu che con Bersellini Beccalossi diede il meglio di sé e diventò uno dei migliori calciatori che abbiano mai vestito la casacca nerazzurra. Rapido, “dribblomane”, entusiasta del “suo” calcio “libero” da ogni “tatticismo” Il “Becca” non di rado amava “guardarsi” allo specchio mandando su tutte le furie Mister Bersellini. L’allenatore nerazzurro, che era un Sergente di “ferro”, non gliele mandava certo a dire. E “nascevano” scintille. Il 15 settembre 1982, contro lo Slovan Bratislava, nel primo turno di Coppa delle Coppe, accadde qualcosa di incredibile. Beccalossi fallì due rigori. Il primo lo tirò fuori, il secondo sul portiere che gli “prese” pure la “ribattuta”. Beccalossi ne rimase sconvolto e le cronache di quegli anni raccontavano che dopo la gara il “Becca” si sentì addirittura poco bene. Pensava e ripensava a quegli episodi quasi fossero diventati un incubo .Un evento talmente singolare da ispirare a Paolo Rossi, il famoso attore, un pezzo teatrale di straordinario successo: «Lode a Evaristo Beccalossi» inserito nel lavoro «Si fa presto a dire pirla».

Foto dal sito del giornalista Gian Luca Rossi

Genio e sregolatezza.  Arte e “follia”. Beccalossi fu sempre fedele al suo “personaggio”. Imprevedibile ed estroso nel suo elegante “dinoccolare” il “nostro” aveva un modo di giocare e produrre calcio che non passava inosservato. “Amato” e “odiato” dalle tifoserie di tutto il mondo, era il Campione che tutti avrebbero voluto nella propria squadra. Milanisti e Juventini amarono soprattutto due giocatori dell’ Inter. Uno era Boninsegna, l’altro, di “diritto” Beccalossi. Sempre il pallone racconta che tra Evaristo Beccalossi e Enzo Bearzot il mitico allenatore della Nazionale italiana Campione del Mondo nel 1982, non corresse buon sangue. Beccalossi si sentiva “forte”. Non ha mai accettato d’essere considerato “secondo” a Giancarlo Antognoni. Le sue “insistenze” per giocare in azzurro, caldeggiate anche da tifosi e certa Stampa, non fecero mai breccia su Bearzot che continuò a preferirgli Antognoni. Il “Becca” trovò pure il modo per manifestare il suo “pensiero” ad Hansi Muller il centrocampista tedesco che arrivò in nerazzurro per giocare “d’appoggio” proprio con il “Becca”. I due non so sono mai “sopportati”, non riuscivano proprio a “dividersi” il campo e a giocare l’uno per l’altro.  Quella rivalità, purtroppo,  non fece mai il “bene” dell’Inter. Attualmente Beccalossi lavora come “opinionista TV” presso alcune testate giornalistiche sportive. Ruolo che svolge molto bene considerate la notevole competenza e la lunga e pregevole carriera.

Claudio D'Aleo

Commenti

  1. Mai sentito questo Beccalossi.
    Forse la doppietta al Milan non era andata giù a papà, e quindi se ne guardava bene dal nominarlo.. 😉

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    1. ahhaah, non credo avesse fatto una censura ad hoc per il Becca :D

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  2. Non ricordo niente del Becca.

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    1. Io lo ricordo più che altro come opinionista televisivo..ahhaah

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  3. Famoso anche per i due rigori sbagliati nella stessa partita.

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  4. Ho sempre pensato al calcio come un gioco puramente fisico, e invece scopro che ci sono giocatori che durante la stessa partita pensano, schematizzano, incastrano la palla con cognizione di causa.

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    1. E' diventato un gioco molto fisico dopo la rivoluzione sacchiana (arrigo Sacchi, ex allenatore del Milan), perché prima c'era più spazio per i giocatori molto tecnici. Si faceva anche il catenaccio, per carità, però c'è spazio anche per gli esteti.

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  5. Anch'io ricordo il fattaccio dei due rigori sbagliati, spiace che si ricordi di lui soprattutto per quello! Certo che forse Antognoni era più forte, a volte purtroppo abbiamo avuto questi dualismi in nazional... ora dopo Pirlo sarà il turno di Tonali?

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    1. Anche io 'a naso' scelgo Antognoni e non Beccalossi :D. Tonali? Per me diventa un campione. Ovviamente andrà alla Juventus XD

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  6. Uno degli ultimi giganti del Calcio italiano.

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    1. Un tuo idolo neroazzurro :D, no? :D

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    3. Scherzi? Lo amo immensamente💛💛💛

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    4. Ahaha..bene.
      Hai visto? Abbiamo parlato anche di un campione neroazzurro

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    5. E sempre, tanti, tantissimi complimenti a Claudio che ci racconta i "geni" del calcio senza trascurare la parte umana. Ps: la foto con Luca Rossi mi ha fatto tanto ridere perché cercavo di non perdermi mai i loro siparietti su Telelombardia😉 Mitici!

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    6. Presenterò i tuoi complimenti 😊. Per le foto invece mi sono arrangiato con google..anche se qualcosa nei guerin più vecchi dovrei avere eheh. Anche io da ragazzetto guardavo quei programmi lì, oggi non li sopporto Ahahah

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  8. Evarìsto o Evàristo? 😝
    Sono passato solo per 'sta cazzata.
    Saluti a presto.

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    1. ahahhaah, Evarìsto! :D
      Comunque oggi ti pensavo perchè ho preparato post brevi!

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